Cocainorso. La storia dietro il film della bestia assassina è vera. Ma l’unica vittima fu il plantigrado
- 9 apr
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di Giovanni Taranto
Cosa accadrebbe se un orso selvaggio ingerisse una gran quantità di cocaina e se ne andasse scorrazzando in una foresta zeppa di campeggiatori? Una carneficina. Con tanto di escursionisti smembrati e banchetti a base di carne umana.
Questa, almeno, è la trama del film Cocainorso (Cocaine bear), horror comico diretto da Elizabeth Banks uscito in Italia il 20 aprile 2024. Se non ne avete memoria, poco male: non fu certo un blockbuster. In tutto il mondo ha incassato solo 53 milioni di euro. E dietro c’è una storia vera che non è per nulla divertente. Quella di un orso nero finito in overdose dopo aver ingerito cocaina “persa” nella foresta da un’organizzazione di trafficanti. Il povero animale, in realtà, non fu preda di un sanguinario attacco di ferocia, ma morì.
Alla base di tutto, un evento del 1985. Vittima un orso nero di oltre 100 kg, trovato cadavere in una foresta della Georgia. Il caso finì in prima pagina e l’animale divenne famoso, post mortem, come “Pablo Escobear” (dal nome del trafficante di droga Pablo Escobar storpiato con “bear”, orso in inglese).
Ad ammazzare l’animale furono le gesta nefande di Andrew Carter Thornton II. Che fece fuori l’orso… dopo essere morto a sua volta. Paracadutista decorato dell’esercito americano, nel 1965 tornò in Kentucky dalla Repubblica Dominicana, ed entrò nella squadra narcotici del dipartimento di Lexington. Ma amava troppo il denaro e poco la legge. Si dimise dalla polizia e, dopo essersi dato all’avvocatura, intraprese una carriera parallela più redditizia: traffico di stupefacenti. Nel 1981 fu incriminato con 24 complici per aver pilotato un aereo che contrabbandava droga dal Sud America. Dopo mesi di latitanza finì in cella e fu radiato dall’albo.
Poi, nel settembre 1985, Thornton partì per quella che sarebbe stata la sua ultima missione di traffico di droga. Si lanciò da un aereo sopra Knoxville, nel Tennessee, con un borsone contenente 15 milioni di dollari in cocaina. Ma il paracadute non si aprì. Morì sul colpo, sfracellato al suolo. Ma la droga?
E qui viene il bello.
Due mesi dopo, un cacciatore trovò nella foresta un orso morto accanto a quel che rimaneva del borsone di Thornton. Un medico legale concluse che l’animale era stato stroncato da un’intossicazione da cocaina dopo averne ingerito diversi grammi. “Una quantità che avrebbe ucciso chiunque”, dichiarò l’esperto.
Quando fu trovato nella foresta, il vero “Cocainorso” era morto da circa un mese. A differenza delle scene di furia omicida ricreate nel film, l’inchiesta non evidenziò alcun comportamento minaccioso o aggressivo nel periodo precedente alla sua morte. Né ingerì l’intera quantità di cocaina che Thornton stava trasportando (come raccontato nel film). Gli investigatori conclusero che il resto, a orso morto, fu fatto sparire da qualche altro umano.
Si scoprì poi che, prima dell’ultimo fatale lancio col paracadute, il trafficante avesse scaricato su un’ampia area rurale della Georgia e del Tennessee diversi borsoni pieni di droga. In totale circa 400 kg di cocaina. Tuttavia, non furono riportati altri decessi di orsi, né casi di attacchi violenti da parte di animali. La vera bestia feroce, come sempre, è l’uomo.





