I gatti guardiani della vita e della morte. Il loro potere di connetterci con l’Oltre
- 9 apr
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di Chiara Tortorelli
Un tempo c’erano le streghe. Oggi ci sono i gatti.
La magia di un tempo antico esiste ancora e si incarna nei nostri animali domestici, veri e propri totem che proteggono il nostro legame col sacro, quel rapporto così sottile, oggi logorato dalle vicissitudini del vivere.
Il gatto non è un animale comune, è una specie di ponte: conserva la memoria ancestrale del mistero e si fa collettore di mondi, portando qui in questa dimensione il sentore dei luoghi invisibili.
Il gatto sente e vede cose che ai nostri occhi, velati dalla componente razionale, sfuggono. Ma cosa vedono i gatti?
A volte, se capita di osservarli mentre sono pigramente abbandonati sul divano di casa o arrampicati sui mobili, ci si accorge che in alcuni momenti fissano il vuoto con grande curiosità, sembrano guardare delle presenze che per noi sono invisibili, qualcosa che esiste, ma che a noi tuttiè precluso.
Sembrano vedere i morti, sembrano vedere l’altrove e soprattutto sembrano osservare indisturbati la struttura energetica del mondo, pronti a farsi canali. Ed è in quel momento che accade l’inaspettato, portatori di energie cosmiche sono in contatto con dimensioni diverse dalle nostre e come Mercurio psicopompo ci collegano all’ignoto.
Premonitori, enigmatici, regali, visitano il nostro mondo, ma sembra che non vi appartengano completamente…
Alcuni sostengono che sono in grado di assorbire le energie negative di un luogo per portarvi un’altra frequenza.
Il gatto anticamente era associato a Bastet, una divinità del mondo egizio dalle sembianze di gatto che proteggeva la casa ed era una specie di nume tutelare. Bastet era figlia di Iside e sorella di Horus, in lei erano uniti il femminile lunare e il maschile solare, quindi una sorta di animus e anima primordiali.
Come icona di sacralità quindi, il gatto è un animale liminale, abitante della “soglia” tra dimensioni, tra il divino e l’umano, e non è un caso che nel film Matrix l’apparire di un gatto rivelava le discrepanze della Matrix e rappresentava il segnale di risveglio. Il gatto segnava la connessione col deja vu perché azzerava i piani temporali.
Ed è così, i felini vivono nel senza tempo, non conoscono l’orologio del tempo lineare, sono tutt’uno con l’Oltre, con quella “non mente” di cui parlano tutti gli Insegnamenti spirituali e che potremmo definire, per chi ha una fede, divino.
Nel mondo orientale, nella cultura giapponese, ad esempio, i gatti sono animali spirituali, guide che tengono lontane le energie negative, e per la loro capacità innata di percepire la paura o lo stato d’animo di chi si trovano accanto hanno sviluppato un istinto di premonizione. Ecco perché come accade con i terremoti che vengono istintivamente percepiti dai gatti con un certo anticipo, anche l’arrivo del trapasso è sentito prima.
Dal senza tempo, un gatto può annusare la morte, catturarne l’impronta, una sorta di suono ancestrale e può capitare che sia agitato della “fine” di qualcuno a lui caro, prima che avvenga.
È frutto di quel vivere sul liminale che rende questi animali anche fonte di cura, che non è la semplice pet therapy basata sul principio che le fusa di un gatto stimolino la serotonina e abbiano un effetto antidepressivo sulla psiche. È qualcosa di più profondo… I gatti sono portatori dell’Oltre e il loro potere dimenticato è trasmettere riconnessione. Potremmo definire perciò la loro cura l’effetto di una presa elettrica che ci riconnette a quella fonte primordiale da cui tutti veniamo.
Un gatto se stai male si acciambella esattamente dove hai dolore, e lì ha un effetto benefico, assorbente del male, per questo era l’animale delle donne guaritrici.
Un tempo lontano ogni donna guaritrice aveva un gatto e l’animale misterioso collaborava, aiutava la donna-maga attraverso un potente effetto di armonizzazione energetica.
Ora che nel nostro mondo razionale e tecnologico le streghe non esistono più, i gatti ne tramandano il ricordo. Depositari di un antico sapere, di un’antica saggezza dimenticata, sono guardiani della vita e della morte.






