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Passeggiata nell'Arte. Dai graffiti preistorici alle espressioni in formaldeide di Hirst Passando per Leonardo e Dalì

  • 10 apr
  • Tempo di lettura: 4 min

Passeggiata nell'Arte. Dai graffiti preistorici alle espressioni in formaldeide di Hirst Passando per Leonardo e Dalì

di Aldo Putignano

Voler raccontare, anche solo per ampi cenni, la presenza degli animali nell’Arte sarebbe come incamminarsi per un sentiero lungo e pieno di diramazioni, con l’unica certezza di non arrivare mai. Per millenni, l’uomo ha vissuto alle spalle degli “amici” animali (ma si trattano così gli amici?) che sono stati la principale fonte di lavoro e di sostentamento almeno fino alla Rivoluzione industriale: le macchine poi, nonostante i timori della fantascienza, hanno sostituito più che gli uomini proprio gli animali, riducendone la familiarità, ora ricondotta solo a poche specie. Rappresentare gli animali è dunque operazione antica quanto l’uomo, sia per motivi pratici come per i graffiti preistorici sia in forme antropomorfe che ne esaltano (e iniziano a specificare) il valore simbolico, come per il pantheon delle divinità egizie o il Minotauro a Creta, e gli esempi naturalmente potrebbero continuare. È possibile mettere in evidenza alcuni “usi”, destinati poi a cristallizzarsi: il più diffuso è certamente l’accompagnamento, ben di rado casuale, limitato per lo più ai soli casi di “arredo domestico” quando cioè l’animale è parte del contesto storico dei personaggi. Ogni animale porta infatti con sé una valenza simbolica che si aggiunge alle qualità della figura umana al centro dell’opera, per cui il leone rappresenta la forza, il cane la fedeltà, la volpe l’astuzia e così via. Un caso significativo è la Dama con l’ermellino di Leonardo e qui un primo mistero si apre: l’ermellino bianco fra le braccia di Cecilia Gallerani, oltre ad alludere all’amato Ludovico Sforza, da cui ebbe un figlio illegittimo, molto amato da entrambi, è simbolo di purezza e castità; nel quadro però Leonardo non ritrae un ermellino bensì un più comune furetto, considerato simbolo di astuzia e capacità di osservazione e giudizio: si tratta di un semplice errore o maschera una diversa interpretazione?L’uso di animali in funzione d’arredo arriva al punto estremo della “natura morta”, genere che si diffonde a partire dal Cinquecento: qui polli, anatre, pesci e tantissime specie animali raccontano il crescente benessere delle classi borghesi, ma per farlo ci rimettono letteralmente le penne… Un’evoluzione particolarmente forte del genere è negli animali imbalsamati e immersi nella formaldeide di Damien Hirst.La natura morta accentua però la tendenza a una riproduzione fedele e non idealizzata degli animali, come nel caso di Albrecht Dürer, aprendo la strada anche a una loro umanizzazione emotiva (per quanto sia atroce il convincimento che i sentimenti siano soltanto umani). Altri animali si legano poi in maniera indissolubile ad alcuni sottogeneri, come il cavallo all’epica militare (fino a evocare il mito del Centauro) e i cani alle scene venatorie. Altro filone è certamente l’enciclopedismo che nel mondo zoologico assume varie diramazioni, dai bestiari medievali in cui animali reali e d’invenzione si confondono (una tradizione che non si è mai interrotta, pur spostandosi sempre più verso il misterioso, si pensi in letteratura al Libro degli esseri immaginari di Borges e agli animali fantastici della Rowling) ai quadri d’insieme d’argomento sacro che, sfruttando pochi temi, in particolare la creazione del Mondo e l’Arca di Noè, mettono insieme, con numerosi anacronismi, animali d’ogni tipo anche del tutto fantasiosi (un esempio particolarmente bizzarro è La Creazione del Mondo di Johann Melchior Bochsberger).Invece, non esiste ancora una tradizione artistica di “animali in giallo”, sebbene già dall’arte gotica animali reali e immaginari ci atterriscono dall’alto di una cattedrale per essere poi ripresi nella letteratura horror dei secoli successivi, diventando oggetto di varie rappresentazioni (si pensi ai pipistrelli che “adornano” il castello di Bran in Transilvania, pur di dubbio valore artistico). Gli animali non compaiono ad esempio nella più celebre scena del crimine dell’antichità, l’assassinio di Oloferne da parte di Giuditta, ma non mancano casi isolati (come Il piccolo assassino di donne di George Grosz e diversi quadri di Otto Dix), artisti divenuti assassini, come Caravaggio, il cui stesso omicidio è ancora avvolto dal mistero, e assassini pittori, da Hitler a Charles Manson. Un celebre quadro di Dalì, La stazione di Perpignan, secondo alcuni critici, avrebbe potuto generare anni dopo un effetto di imitazione presso un serial killer che ha riprodotto le mutilazioni presenti sulla tela su quattro ragazze. Non mancano poi veri e propri omaggi alla letteratura di genere, in particolare a Edgar Allan Poe, con il gatto nero e il corvo (si segnala al riguardo l’edizione 1884 della Harper & Brother Publishers di New York con le illustrazioni di Gustave Doré) destinati a diventare presto icone del genere, ma la statua di un orango, opera di Emmanuel Frémiet (L’orang-outan strangolant un nègre), che richiama la prima detective story di Dupin, Gli assassinii della Rue Morgue, troneggia all’ingresso del Museo nazionale di Storia Naturale di Parigi.Anche il Mastino dei Baskerville, traduzione imperfetta di hound, protagonista dell’avventura più nota di Sherlock Holmes, è stato oggetto di numerose riproduzioni; in particolare si ricordino le incisioni coeve di Sidney Paget per lo Strand Magazine. Inoltre, il simbolo dell’hard boiled americano è la statuina di un animale: parliamo naturalmente del “falcone maltese” dell’omonimo romanzo di Dashiell Hammett.


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